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YOKOHAMA (Giappone) - Il Milan sul tetto del mondo per la quarta volta. Un vero e proprio trionfo per i rossoneri al Yokohama International Stadium che superano 4-2 il Boca Juniors. Uno strepitoso Kakà e un super Pippo Inzaghi, autore di una doppietta, consegnano l'ennesimo trofeo dell'era Berlusconi. Una superiorità netta, davvero tantissimo divario tra questo Milan e i sudamericani del Boca.
BILANCIAI
Unica novità nel Boca la presenza di Alvaro Gonzalez al posto dello Squalificato Vargas. Ancelotti sceglie Bonera per sostituire Oddo. Rispetto alla gara con gli Urawa rientrano dal primo minuti Maldini e Pippo Inzaghi. Comincia la partita e proprio l'attaccante potrebbe colpire dopo appena 6': Seedorf lo serve sul filo del fuorigioco e il bomber con un diagonale sfiora di un niente il secondo palo. Il Boca risponde all'11' quando Dida esce a vuoto e Gonzalez non trova la porta da ottima posizione. La gara è combattuta, ma il Milan c'è, Kakà è particolarmente ispirato e ogni volta che si propone mette in netta difficoltà la retroguardia avversaria. Al 21' il Milan passa in vantaggio: numero di Kakà al limite dell'area sulla sinistra, il neo pallone d'oro prova il tiro tra due avversari e sulla ribattuta serve un preziosissimo assist a Pippo Inzaghi che appostato al centro dell'aria infila Caranta.
I rossoneri, come sempre in finale in maglia bianca, festeggiano troppo. Il Boca invece mette palla a centro, si porta in avanti a testa bassa e pareggia subito con Palacio: completamente dimenticato da Bonera e compagni di reparto, stacca di testa in tutta tranquillità mettendo alle spalle di Dida. Al 26' Gonzalez, anche lui lasciato praticamente solo sfiora il palo di testa. Non c'è molto da segnalare fino al 42' quando il Milan protesta per un atterramento in area di Maidana nei confronti di Ambrosini.
Nessun cambio ad inizio ripresa. Il Milan torna in campo con il piglio giusto e al 5' torna in vantaggio: punizione di Pirlo per Ambrosini che in area non riesce a concludere, la palla arriva a Nesta che con il destro insacca. I rossoneri questa volta sono attenti e Kakà all'11' ha un'altra buona occasione per chiudere il match. Al 14' si rivede il Boca con una conclusione dalla distanza di Ibarra che si stampa sul palo.
Al 16' Kakà consegna la coppa al Milan: azione personale sulla sinistra, gioco di prestigio e palla tra le gambe del portiere. Arrivano le prime sostituzioni: al 19' Gattuso e costretto ad arrendersi e lasciare il posto a Emerson; Russo invece manda in campo Ledesma e Gracian al posto di Gonzalez e Cardozo. Al 25' il quarto gol del Milan: ancora un travolgente Kakà entra in area sulla sinistra e tocca per l'accorrente Pippo Inzaghi che può firmare la sua doppietta. Poco dopo l'attaccante lascia il posto a Cafu.
Al 32' il Milan resta in 10 per l'espulsione diretta di Kaladze per un fallo su Palermo. Magra consolazione per il Boca che va a segno al 40' con Ledesma dopo un batti e ribatti. Poco dopo lo stesso Ledesma viene espulso per un fallo su Kakà. Negli ultimi minuti gloria anche per Brocchi, subentrato a Seedorf.
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MILANO, 26 ottobre 2007 - Kakà ha il sorriso ingenuo di uno che la sa lunga. Al si e al no preferisce sempre la diplomazia. Chiedetegli se si sente il numero 1 al mondo. Ricardo sa bene quale sia la sua posizione nella galassia del calcio, lui allarga le braccia e rimanda le risposte ad altri. E quando gli metti in mano la bomba di Marca, secondo il quale Florentino Perez sarebbe pronto a riprendersi il Real Madrid, sulla base di un Kakà in "blanco", la disinnesca con frasi naturali: "Io ho un contratto con il Milan fino al 2011, non ho fretta di rinnovarlo, il Milan neanche". Già si sapeva. Ma poi aggiunge il colpo di fioretto diplomatico: "Fino al 2011 ho il contratto, poi Florentino Perez deve parlare con Berlusconi. Se troveranno l'accordo bene, altrimenti resto qui". Come dire, fate voi poi io mi adeguo.
RONALDINHO MAGARI - Ma la notizia del giorno è anche la questione Ronaldinho e un suo possibile arrivo a Milano, addirittura a gennaio. Kakà allarga il sorriso: "È sempre un grande giocatore; gioco con lui in Nazionale, sarebbe una grande opportunità se giocassimo insieme al Milan, ma il Milan deve fare i suoi acquisti per il bene della squadra". Però ammette che quando si incontrano nei ritiri verdeoro, "Dinho" chiede con curiosità come si sta a Milano e soprattutto al Milan. Questione brasiliane. Ricardo dimostra anche lungimiranza e frena su Pato, con il preciso scopo di non responsabilizzare troppo il ragazzino. "Non diciamo che da gennaio sarà il salvatore della patria, è arrivato con questa grossa responsabilità e con un grande nome e questo è un po' pesante". E torna al passato, quando approdò a Milano: "Quando sono arrivato non avevo addosso tutta questa pressione, però lui ha un talento incredibile e la possibilità di fare molto bene in Italia".
RONALDO - E Ronaldo? Torna o non torna? E ritorna la diplomazia del ragazzo di Brasilia: "Queste cose le dovete chiedere ai dottori; noi vediamo che soffre questa situazione perché è fermo da tre mesi, vedi giocare i suoi compagni in Champions e campionato e ha tanta voglia di giocare. Noi facciamo tutti il tifo perché lui possa tornare". Frasi che dicono lunga sul Fenomeno. E prima di concedersi al bagno di folla in oaccasione della presentazione del nuovo "Fifa 08", dice la sua anche su Milan-Roma, probabilmente senza il capitano Totti: "Per noi andrebbe bene, ma per il calcio non sarebbe bello che noi affrontassimo la Roma senza Totti. Lui è il simbolo della sua squadra". E rassicura i tifosi sulle sue condizioni fisiche: "Io sto bene, il ginocchio lo mettiamo a posto".
LA PAROLA AD AMBROSINI - Sulla sfida di San Siro dice la sua anche Massimo Ambrosini: "La Roma è una grande squadra a prescidere dal suo capitano. Ha un'organizzazione di gioco invidiabile, ma per noi è il momento di dare continuità dopo avere alternato buone prestazioni ad altre così così. La continuità è l'unica soluzione per uscire da questo momento". Sarà una partita fondamentale per entrambe le squadre, soprattutto perché l'Inter potrebbe allargare l'enorme gap in classifica: "Dieci punti dall'Inter sono tanti, ma non sono troppi perché ci sono ancora molte partite da giocare. Ma devo ammettere che sono davvero tanti dopo così poche partite". E sulle nuove voci provenienti dalla Spagna e che parlano del nuovo assalto del Real Madrid per Kakà, Ambrosini taglia corto alla sua maniera: "Questi continuano e non la smetteranno mai perché con Kakà è normale che ci provino. Più che a noi starà ai dirigenti trattenerlo".
"Il ginocchio mi fa un po' male, ma per domenica sono ottimista". Con queste parole Kakà ha tranquillizzato chi gli chiedeva notizie sul suo stato di salute. Il giocatore è uscito malconcio dal Celtic Park per una botta rimediata al ginocchio sinistro, lo stesso interessato nelle scorse settimane dalla tendinite, problema ormai superato. Kakà stringerà i denti e contro la Lazio ci sarà, prima di partire per raggiungere la nazionale brasiliana, con la quale giocherà a Bogotà contro la Colombia il 14 ottobre e a Rio de Janeiro contro l'Ecuador il 17 ("Sarà la mia prima volta al Maracanà con la maglia del Brasile", ha detto Kakà). Anche Pirlo dovrebbe recuperare dalla distorsione alla caviglia rimediata in coppa, mentre sono da valutare le condizioni di Seedorf, il cui infortunio muscolare tiene sulla corda Ancelotti. Tutti e tre oggi hanno lavorato con i fisioterapisti. All'Olimpico Ancelotti presenterà Gilardino in attacco, concedendo un turno di riposo all'esausto Inzaghi.
Antonio Puerta también levantó la Supercopa del Milan
Desde la banda del cielo, Puerta presenció la victoria del Milan en una Supercopa que va de lleno para la zurda de diamantes del Pizjuán. Los de Juande, que se adelantaron con un gol de Renato, no pudieron dedicarle el triunfo a Antonio; pero, el Milan, un club señor con mayúsculas, le dio la vuelta al asunto con tantos de Inzaghi, Jankulovski y Kaká y quiso regalar al protagonista del choque la Supercopa. Puerta, presente en las camisetas de los dos equipos, en la grada y en los corazones de todo el mundo, no se quiso perder uno de los duelos más emotivos de la historia del fútbol. Va por tí, Antonio.
El zurdo sevillano se pasó por Mónaco. Los dos equipos llevaron su nombre en la camiseta y las aficiones de Milan y Sevilla se hermanaron para brindarle un precioso homenaje al jugador número doce de este Sevilla. Así las cosas, y aunque sea más que complicado, tocará hablar de fútbol, sin dejar de lado un homenaje que dejó la piel de gallina a Europa. Alves, por cierto, volvió a recuperar su sitio en el lateral derecho nervionense.
Los de Juande, a los que les costó entrar en el partido, le hicieron el primer regalo a Puerta en torno al cuarto de hora de asunto. El Milan mandó antes un tiro al palo y, ayudado por Dida, se vio en desventaja minutos después. Renato aprovechó la nefasta salida del meta rossonero, materializando un servicio de Duda desde el córner. Como no podía ser de otra manera, el tanto tenía punto de mira. El Sevilla, lanzado por el 0-1 y por un Poulsen antológico en el centro de la defensa, comenzó a poner en escena sus contras 'marca de la casa' que estuvieron muy cerca de derrumbar los cimientos del campeón de Europa. Los servicios teledirigidos de Duda y la presencia de Kanouté molestaron demasiado a un Milan que no estuvo nada cómodo. En el segundo asalto, el Sevilla se acordaría, eso sí, de no finalizar esos contragolpes de escuela.
A Pirlo le apeteció...
Tras el paso por vestuarios, las figuras milanistas, muy desaparecidas en los primeros cuarenta y cinco minutos, se destaparon y le dieron la vuelta a la película. Un Pirlo de cine sacó su repertorio a escena y dejó para grabar un pase de tacón y otro desde el círculo central que originaron los dos tantos transalpinos. Inzaghi y Jankulovski, éste con un zurdazo raso impecable, pusieron el 2-1 en el marcador.
El Sevilla se vio obligado a cambiar de registro y agarró el cuero con toda la ilusión del mundo; pero... este Milan es mucho Milan. Los de Ancelotti plantaron el cerrojo en su territorio e impidieron que el Sevilla se acercase al empate y le complicase la vida a Dida. Ya en el tramo final, Kaká aprovechó el rechace de un penalti que le paró Palop para dar una muestra de señorío. El brasileño, como Seedorf al ser sustituido, se acordó de Puerta. La izquierda que cambió la historia sevillista andaba por allí.
MONTECARLO (Monaco), 31 agosto 2007 - Alla fine, dopo la tormentata vigilia, è ancora Milan. La squadra di Carlo Ancelotti conquista la sua 5ª Supercoppa europea battendo sonoramente 3-1 il Siviglia in una partita dai due volti. Il primo tempo è di marca spagnola con un gol di Renato, all'insegna del bel gioco. Nella ripresa i rossoneri si scrollano di dosso emozioni e indecisioni, ribaltando il risultato con Inzaghi e Jankulovski, fino al sigillo di Kakà. Una prova di forza contro un avversario straordinario che, con la sfida di Atene alle porte, se la gioca fino in fondo.
COME AD ATENE - Con la formazione della finale, con Kaladze al posto di Maldini rispetto al 23 maggio, il Milan fa gli ennesimi conti con la storia. Ha di fronte il Siviglia che Juan Ramos mette insieme con abilità, costruendo una formazione ad hoc per i rossoneri. Mischia le carte il tecnico spagnolo; schiera Poulsen in difesa e Renato al Fianco di Kanoutè. SUBITO IN GIOCO - Nel ricordo di Antonio Puerta, dopo un minuto di raccoglimento da brividi, il Siviglia mostra subito il suo lato migliore, pressando il Milan e mantenendo la squadra molto alta. Un segnale lo regala Renato con un tiro dal limite che si perde a lato dopo 3'. Ma il Siviglia rischia nel gioco di rimessa del Milan che, due minuti dopo, alla prima azione offensiva, spreca il vantaggio: Pirlo pesca in area Inzaghi che al momento del tiro viene preceduto da Kakà che scarica sul palo.
PIU' SIVIGLIA - I timori della vigilia si sgretolano in fretta; la sfida possiede tutti i crismi della partita vera. Milan e Siviglia badano al sodo, senza risparmiare nulla. Ma sono gli spagnoli a convincere di più: spingono sull'acceleratore, non perdono mai il ritmo e puntano diritto verso Dida. E il gol non tarda a venire. E' il 14' quando su palla inattiva, con la difesa distratta, Renato colpisce di testa da distanza ravvicinata beffando Dida, già gabbato da una leggera deviazione di Oddo. Al Milan manca la convinzione necessaria e probabilmente anche un pizzico di cinismo e di cattiveria agonistica, contrapposti al beffardo andirivieni degli iberici, bravi a coprire tutti gli spazi e attenti in fase di copertura. SENZA TESTA - Nesta al 25' è gigantesco a salvare sulla linea sul tocco di Renato a porta vuota, dopo un numero di Kanoutè che evita Dida. E a proposito del portiere brasiliano, riaffiorano le ombre delle sue indecisioni; frastornato e poco reattivo sembra essersi incanalato in una sua tipica serata no. Al 31' Seedorf spreca in tuffo di testa, confermando il molle approccio alla partita dei rossoneri che si sono persi sul palo di Kakà. Sia ben chiaro, tecnicamente il Milan è superiore, ma la testa sembra altrove. Piedi a terra e concentrati, invece, quelli del Siviglia che non intendono concedere nulla ai rossoneri, incredibilmente incapaci di metterla dentro al 36', sul rasoterra di Ambrosini che viene mancato da Inzaghi e Kakà. Sono in troppi sottotono. Oddo manca all'appello concedendo troppi spazi sulla sua fascia. E c'è chi, come Kakà, insista troppo nel ricercare la soluzione personale scontrandosi con raddoppi micidiali. Il gol del Milan a dire il vero arriva, dopo un salvataggio di Poulsen, ma il gol di Inzaghi, al 47', viene annullato da Plautz per fuorigioco. UN ALTRO MILAN - Ben diverso l'atteggiamento del Milan nella ripresa. Possesso di palla, tocchi di prima e molto più carattere, spingono all'indietro il Siviglia. Fondamentale la decisione di giocarsela senza restrizioni psicologiche. Così arriva il pareggio di Inzaghi (ma guarda un po') che spinge in rete di testa un delizioso assist di Gattuso: per il bomber è il gol numero 59 in Europa! Duda manca d'un soffio il 2-1, ma invece non sbaglia Jankulovski che con un sinistro al volo alla Totti incrocia e batte Palop sul lancio di Pirlo. Il Siviglia non sta comunque a guardare, anche se la stanchezza si fa sentire: Kerzhakov rileva Martì, regalando più muscoli alla manovra. ATTENTO - Ma il Milan ora è più attento, anche se perde Gattuso, colpito duro alla testa in uno scontro: Ancelotti fa esordire Emerson, un mattone a centrocampo per tenere duro. Entrano anche Maresca e Luis Fabiano (fuori Duda e Escudè). Ininfluenti, anche perché al 41' Plautz concede un giusto rigore per un fallo su Kakà; batte il brasiliano, Palop colpito al volto dal destro di Kakà respinge, ma Ricardo ribadisce in rete. Non c'è più storia; resta impressa l'immagine di Seedorf che lascia il posto a Brocchi e mostra al pubblico il nome di Puerta sulla sua maglia. Standing ovation.
GENOVA, 26 agosto 2007 - Il Milan gioca quarantacinque minuti da campione d'Europa e mette in cassaforte la prima vittoria in campionato. Un 3-0 che non si discute contro un Genoa troppo ingenuo per gabbare i rossoneri. Accade tutto nel primo tempo con le reti di Ambrosini e la doppietta di Kakà: la prima di testa, secondo il repertorio del biondo centrocampista, il raddoppio con un diagonale sinistro del brasiliano, la terza su un discusso rigore. Quasi studiato a tavolino, perché nella ripresa, con il Siviglia alle porte, i rossoneri si limitano a gestire il risultato, esaltando possesso palla e contropiede. RISCHIO - Gian Piero Gasperini non ha paura del Milan. Senza fare una piega rischia e propone l'offensivo 3-4-3. Non schiera De Rosa e in mezzo alla difesa propone Santos, mentre sulla fascia sinistra del centrocampo preferisce Juric a Fabiano, più eclettico e veloce. Carlo Ancelotti la formazione l'aveva già data una settimana fa, l'unico dubbio era Gattuso, dopo il problemino con la Nazionale. Nulla di grave: il centrocampista gioca alla destra di Pirlo. Tutto scontato, come Kakà e Seedorf alle spalle di Gilardino. CONTROPIEDE - Ma le idee di Gasperini si scontrano ben presto con la duttilità del gioco rossonero. Già efficace e penetrante; mcidiale sulle fasce, soprattutto a destra; implacabile quando innesca il contropiede approfittando di un Genoa troppo sbilanciato. I rossoblù, sia ben chiaro, non fanno una brutta figura. Mostrano abilità nella marcatura, come nei raddoppi tempestivi su Kakà, e sanno ripartire sfruttando la velocità degli esterni. Sulla destra Konko e Papa Waigo sono dei treni; lì il Milan evidenzia qualche limite, se non fosse che il "Papa" non abbia dalla sua una precisione chirurgica nel tiro. Dal canto suo il Milan fa la sua partita. Domina nel possesso palla e con un Pirlo capace di mettere in ordine qualsiasi cosa infila il Genoa che si allunga e accorcia come una fisarmonica. LA TESTA DI AMBRO - Dopo un quarto d'ora Gasperini cambia Paro esterno e Juric centrale, ma serve a poco. Su un calcio piazzato Pirlo mette il pallone sulla testa di Ambrosini che insacca violentemente alla sinistra di Rubinho. Si sgretola il tridente rossoblù; Gasperini frena e gioca a una sola punta con Gasparetto, irrobustendo difesa e centrocampo, sacrificando anche Di Vaio. Troppo poco per spaventare i rossoneri che, nell'ennesima progressione di Oddo pescano il 2-0: palla dentro, sbucciata di Seedorf, ma non da Kakà che di sinistro incrocia perfettamente. Quindi la terza rete su rigore concesso con troppa facilità da Saccani per un'entrata sullo spento Gilardino di Rubinho. Per Kakà trovare l'angolo a sinistra è troppo facile. CONTROLLO - C'è Fabiano al posto di Paro all'inizio della ripresa. Gasperini confida per la sua capacità di penetrazione. Ma il Genoa fatica a cambiare passo, anche perché il Milan congela il 3-0. Fabiano aggiusta un po' le cose, ma non è sufficiente per cambiare lo stato delle cose. Copione troppo scontato: rossoblù a caccia di un gol, ma sempre alle prese con una difesa perfetta, dove giganteggia Nesta. Entra anche Marco Rossi (per Santos), che ha il pregio di regalare vivacità al gioco. Il cuore del Genoa è grande, ma a mancare è un pizzico di cattiveria in più. E il Milan al piccolo trotto gestisce. Gattuso lascia a Brocchi. Buon l'idea per regalare più energia in mezzo perché il Genoa non molla e ci prova a insidiare Dida con tiri dalla distanza. Ambrosini, stanco e dolorante a un ginocchio, cede il posto invece a Gourcuff, mentre Favalli rileva Jankulovski. Cambi utili per gestire il 3-0 e mantenere il possesso di palla fino al fischio finale.
Gaetano De Stefano
MONTPELLIER (Francia), 22 agosto 2007 - Nella Seleçao ricomincia dalla panchina. Nel Milan riparte con la voglia di vincere tutto. Da domenica, a esempio, si va a caccia dello scudetto. “Ma, attenti, in pole-position c'è l’Inter”. Ricky Kakà si infila nel tunnel dello stadio De la Mosson di Montpellier. Lui davanti, Ronaldinho dietro. La stampa brasiliana li insegue nella speranza di poter scrivere un’altra puntata dello scontro tra Dunga e i suoi campioni. Ma non è aria. Il fuoriclasse del Milan ha molta più voglia di parlare di campionato, di Champions. Di mercato. Kakà disegna la pole-scudetto. “In testa metto l’Inter. La sconfitta nella Supercoppa italiana contro la Roma non conta. Loro sono i campioni in carica. E sono forti”.
Chi è la prima rivale della squadra di Mancini?
“Il Milan. Sicuro. Stavolta inizieremo il campionato alla pari. Il successo nella Champions ci ha dato un’ulteriore carica”.
Scendiamo ancora di un gradino.
“Juve e Roma sono le altre due formazioni che possono vincere lo scudetto”.
In che ordine le mette?
“Prima la Roma,poi la Juve. Quest’anno il campionato sarà molto equilibrato. Non ci saranno grandi fughe”.
Emerson è in rotta con il Real Madrid.
“E piace al Milan”.
Nei panni di Galliani farebbe uno sforzo economico per acquistare il centrocampista brasiliano?
“Sì. Emerson vale un piccolo sacrificio. Il suo inserimento andrebbe a completare in maniera giusta la nostra rosa. Per essere competitivi su tutti i fronti abbiamo bisogno di alternative importanti in ogni reparto”.
Il colpo di mercato del Milan è stato Pato.
“Ma niente paragoni con il sottoscritto. Pato ha talento. Ma deve crescere con calma”.
Gli dia un consiglio.
“Utilizzi i mesi durante i quali non potrà giocare per capire il pianeta Milan e conoscere la storia rossonera. Pato deve capire in quale mondo è finito. E scoprirà che è un bel mondo”.
Scudetto, Champions, coppa Intercontinentale: ha delle preferenze?
“Intanto cerchiamo di vincere la Supercoppa europea. Che è il nostro primo obiettivo stagionale. Poi, c’è anche il Pallone d’oro”.
Il Barcellona è la rivale più temibile in Champions?
“Una delle rivali. A dire la verità mi spaventa di più il calcio inglese. Il Manchester United è una corazzata. E, più o meno sullo stesso livello della squadra di Ferguson, ci sono Chelsea e Liverpool. Chi vorrà vincere la Champions dovrà vedersela con queste tre potenze calcistiche”.
Berlusconi ha scherzosamente proposto a Laporta uno scambio Kakà-Ronaldinho.
“Credo che si sia trattato di una battuta. Comunque il mio rapporto con il Milan è chiaro: fino a quando Berlusconi mi vuole resterò in rossonero. Appena il presidente non mi considererà più incedibile andrò altrove”.
Il suo giudizio sullo scontro tra la federcalcio brasiliana e Ronaldo riguardo ai mondiali del 2006?
“Vi riferite alla storia del bere? Non so niente. Io non bevo e vado a letto presto”.
Dunga ha detto che non esistono intoccabili nella nazionale brasiliana.
“Giusto. La Seleçao è nel mio cuore. Sono orgoglioso di indossare questa maglia. E pur di far parte di questo gruppo sono disposto anche ad andare in panchina. Comunque, io non ho nessun problema con il commissario tecnico”.
E la scelta di non partecipare alla coppa America?
“Capitolo chiuso. Cancellato. Non voglio più sentir parlare di coppa America”.
Si aiuta con le mani per rendere ancora più forte questo concetto. Il passato è archiviato. Kakà è proiettato nel futuro. Sogna di vincere le Olimpiadi con la Seleçao e tutto con il Milan. Pensieri da Pallone d’oro.
El asesor económico de Kaká insiste en la millonaria oferta
MARCA.
El asesor económico de Kaká, Diogo Kotscho, sigue afirmando que existe una oferta presentada por el Real Madrid al conjunto ‘rossonero’ por 90 millones, tal y como informó MARCA la semana pasada.
En declaraciones a la emisora Onda Madrid, el asesor del brasileño afirmó que “es cierto que existe una oferta de 90 millones, es una propuesta muy buena”.
Kotscho insinuó que el futbolista brasileño debería, por lo menos, estudiar la oferta: “En mi opinión, es una propuesta que Kaká tiene que pensarse muy bien”.
Kostcho también afirmó que Kaká vive muy feliz en Milán con su familia, pero cree que sería igual de feliz si cambiara de aires y pusiera rumbo a Madrid: “Kaká ha sido campeón de Europa recientemente, pero creo que sería tan feliz jugando en Madrid como lo es en Milán. Son dos ciudades magníficas”.
MILANO - Forse aveva bisogno di riposare la testa. Dopo un anno difficile, dopo le fatiche Mondiali, persino dopo il successo di Champions. Troppo calcio. Per questo, per un mese, mentre le sue azioni salivano a Madrid che nemmeno il Dow Jones a Wall Street, Kakà non ha aperto bocca. Il Real lo corteggiava e lui non replicava. Il Milan si difendeva a fatica dall'assalto e lui ammiccava. Un mese in prima pagina, tra Spagna e Italia, senza aver mai detto nulla: anche questo, a ben vedere, è uno di quei numeri che riescono solo ai più grandi. Poi, tornato a casa, in un giorno Kakà ha rimesso tutto al suo posto. Poche dichiarazioni, ma chiare e incisive, esattamente come chiedeva il popolo milanista: «Che il Real mi segua è normale - ha spiegato - anche il Milan cerca giocatori di altre squadre, e altre squadre cercano giocatori del Milan. Io non ho mai fatto nessuna richiesta di rinnovo, di clausola rescissoria o di andar via. C'è stato un incontro con il Real, ma il primo a saperlo è stato il Milan. Io voglio diventare il simbolo di una grande squadra e spero che questa sia il Milan. I tifosi possono stare tranquilli, anche per quello che ieri ha detto Berlusconi».
CAUTELA - Cartolina di saluti a Calderon e addio. Però con cautela, perché se sei Kakà non puoi andare sopra le righe e nel domani di certezze proprio non ce ne possono essere. Milan sì, insomma, ma «per sempre è una frase che non voglio dire. È una frase pesante che un domani, se il Milan decidesse di vendermi, potrebbe ritorcersi contro di me». «Dipenderà dal Milan se vorrà prima o poi vendermi. La porta al Real è chiusa perchè io ho un contratto, poi se il Milan vorrà vendermi e il Real fare un'offerta si parleranno le due società». Logico, allora, pensare al rinnovo, problema che Kakà passa volentieri alla società: «Come successo negli anni passati aspetto che siano loro a cercarmi. Mio papà e la società devono trovare il giorno giusto per parlarsi».
Alessandro Franchetti
El próximo 23 de julio todos los futbolistas del Milán deben presentarse en Milanello para comenzar la pretemporada del actual campeón de Europa. Un par de días antes, Kaká aterrizará en la ciudad italiana junto con su padre, Bosco Leite, para cerrar la renovación que ya le ha prometido públicamente Adriano Galliani: "Tengo una cita con su padre y agente cuando regresen de vacaciones", dijo el vicepresidente del Milán dando por hecha la que se convertiría en la quinta renovación de contrato del brasileño desde que firmara por el conjunto rossonero en junio de 2003.
Sin embargo, en esta nueva renovación, que el Milán quiere cerrar lo antes posible por miedo a que el Real Madrid realice una ofensiva irrechazable por el crack y por los propios flirteos del brasileño con el equipo blanco, Kaká se va a guardar un as en la manga que deja las puertas abiertas a un posible fichaje por la entidad madridista: Kaká va a exigir que en su nuevo contrato figure una cláusula liberatoria que le permita marcharse del Milán si aparece un club comprador con una oferta 'adecuada' para el futbolista.
Está exigencia, en forma de cláusula de rescisión, no va a sentar nada bien al conjunto rossonero. Tanto Galliani como el propio Silvio Berlusconi van a tomarla como una ofensa del brasileño a la entidad italiana y como el guiño definitivo de Kaká a un Real Madrid que está dispuesto a romper el mercado futbolístico poniendo sobre la mesa "el traspaso más caro de la historia", según confirmó su portavoz, Diego Kotscho, en referencia a la propuesta blanca que ya maneja el padre de Kaká.
Insuficiente. Para intentar disuadir a Kaká de la megaoferta del Madrid, el Milán acometerá, por tanto, su quinta renovación tras las revisiones que ya le ha hecho al jugador. En 2003, y con su primer contrato Berlusconi, le puso sobre la mesa 1,7 millones de euros netos. En septiembre de 2004 se lo subieron a 2,5 millones, en 2005 a 3,5 y el año pasado a 5,5 netos.
Esta nueva mejora le ampliaría el contrato hasta 2012. Además, Galliani le va a ofrecer otros 500.000 euros netos más por temporada, lo que le colocaría en seis millones netos por campaña.
Por su parte, el Madrid sigue a la espera de novedades y ayer Ramón Calderón volvió a referirse al fichaje del brasileño: "Los responsables del Milán han dicho que no lo venden, pero si él quisiera salir de allí, estaríamos encantados de que viniera al Madrid".
MILANO - Galliani blinda Kakà. Ma ammette che ll padre del giocatore ha incontrato a Madrid i vertici del Real. L'amministratore delegato del Milan però assicura: «Non lo cederemo». E aggiunge: «Il Milan era al corrente dell'incontro tra Kakà e il Real Madrid, questa notizia non ha colto impreparati i massimi dirigenti rossoneri». Via Turati conferma quindi che il brasiliano non lascerà Milano per approdare in Spagna, ma dal sito internet del club l'ad rossonero polemizza: «Queste offerte sono figlie della diversa fiscalità fra Italia e Spagna che dà vantaggi ai top club spagnoli rispetto ai top club italiani. In pratica nell'offerta di ingaggio ad un giocatore, con la stessa somma lorda investita e proposta da una società italiana e da una società spagnola ad un grande campione, nel nostro paese al giocatore va il 50% della cifra, in Spagna invece il suo guadagno è del 75%».
MILANELLO (Varese), 20 maggio 2007 - Ci siamo. Domani alle 15 il Milan vola ad Atene. Appuntamento con la finale di Champions League con il Liverpool. Kakà, con la sua imperturbabilità quasi innaturale detta i tempi del ritiro proprio come fa in campo. Qualcuno è sicuro di giocare, qualcun altro la certezza di essere in campo l'ha sempre avuta. Come Kakà, il primo dei punti fermi del Milan di Carlo Ancelotti che domani mattina dirigerà l'ultimo allenamento a Milanello prima della partenza per la capitale greca.
SERENITA' - "Anche oggi si è visto che la squadra è in forma - ha detto il brasiliano a Milan Channel. Noi siamo tranquilli, siamo sereni: conosciamo la nostra forza e quello che possiamo fare. Pian piano le cose succedevano e la fiducia di arrivare ancora una volta in finale, di poter vincere la Champions League, cresceva. Siamo arrivati in finale, abbiamo l'opportunità di vincerla: è bellissimo".
PERICOLO CROUCH - Nell'allenamento di questa mattina, Ancelotti ha iniziato a provare alcune situazione tattiche in vista della sfida di Atene, con particolare attenzione ai calci d'angolo e alle palle ferme, visto che il Liverpool può contare sui due metri di Peter Crouch: "È un giocatore pericoloso su tutte le palle alte - ha aggiunto Kakà - quando è in area, è sempre opportunista. Dobbiamo stare attenti se gioca lui. Poi, se gioca un altro, saranno altre le cose di cui dovremmo preoccuparci".
MALDINI E' PRONTO - A occuparsi di Crouch, ci sarà quasi certamente Paolo Maldini che anche oggi ha lavorato senza problemi con i compagni e quindi diminuiscono sempre di più i dubbi sulla sua presenza in campo. Resta ancora incerto, invece, il nome dell'attaccante che partirà dal 1' perché Gilardino e Inzaghi hanno uguali possibilità di giocare da titolare. Ci penserà Ancelotti a isolvere il dilemma perché "Carlo è speciale - come ha spiegato Kakà - sa gestire il gruppo, sa gestire le persone, questo è molto importante nel calcio. Il Milan è una squadra con tanti campioni, tanti grandi giocatori e deve avere un allenatore così bravo".
Dispiaciuto, ma già pronto a rialzare la testa. Sir Alex Ferguson accetta la netta sconfitta del Manchester Utd a San Siro, ma pensa al futuro: "Dobbiamo reagire subito - sono le parole del tecnico scozzese -, la delusione va digerita in fretta perché c'è una Premier League che ci aspetta e dobbiamo assolutamente vincerla".
APPLAUSI AGLI AVVERSARI - La sfida col Chelsea per il titolo di campione d'Inghilterra rappresenta il prossimo obiettivo dei Red Devils, ma intanto c'è da analizzare il tracollo di Milano. E Ferguson non cerca alibi: "Ci siamo arresi di fronte a una performance fantastica. Il Milan era fisicamente molto più presente di noi, siamo stati sorpresi dal loro pressing che è iniziato fin dal primo minuto". Quando gli viene chiesto cosa sia mancato al Manchester Utd per competere alla pari col Milan, la risposta è chiara e secca: "Esperienza. Ci è mancata l'esperienza di giocatori come Seedorf. Lui ha giocato una gara straordinaria".
IL DUELLO - Tributate le lodi al centrocampista olandese, Ferguson si concentra su Kakà: "I suoi movimenti e il suo ritmo ci hanno mandato in crisi". Meglio del Ronaldo in maglia United: "Cristiano è stato effettivamente un po' deludente, ma il cartellino giallo che gli è stato mostrato era del tutto inventato". Una parola su Vidic: "Era al rientro dopo un lungo infortunio, non gli si poteva chiedere di più". E una sulla finale di Champions tra Liverpool e Milan: "Difficile dire chi vincerà. Ma il Milan ha dimostrato di saper preparare benissimo i grandi appuntamenti. Complimenti ad Ancelotti".
ASCOLI, 18 aprile 2007 - Da una parte un numero a due cifre di piedi buoni, spesso raffinatissimi. Lo vedi dal capannello che si forma per la "conta" che si deve fare in occasione delle punizioni dal limite: Pirlo, Kakà, Seedorf, Ronaldo, perfino Oddo... Dall'altra una squadra affamata di punti e comunque generosa e orgogliosa, con tanti emergenti desiderosi di non sfigurare. RONIE IRRESISTIBILE - Così Ascoli-Milan non poteva che offrire grande spettacolo. In avvio Ronaldo è tanto irresistibile quanto concentrato a lavorare innanzitutto per la squadra. E' lui ad avviare la goleada regalando a Gilardino un delizioso assist a pallonetto per il primo gol e procurando il rigore a Kakà con una travolgente azione personale. Poi si va avanti con Gila puntuale anche sul cross di Jankulovski e con Kakà spettacolare al tiro dalla distanza. Dall'altra parte però l'Ascoli non crolla: anzi trova un trascinatore in Guberti, che prima procura il rigore per Di Biagio, poi va in gol con un diagonale velenoso. LA RIPRESA - Così anche Sonetti non demorde, e nel secondo tempo gioca la carta Fini. Col fantasista in campo l'Ascoli osa anche di più, trovando ancora un gol con Paolucci che l'arbitro annulla per un fallo. Ma la partita si mantiene divertente, pur senza i fuochi d'artificio del primo tempo. Ronaldo cala fisicamente e viene sostituito, i bianconeri continuano a provarci ma cozzano contro un Nesta superlativo. Mentre dall'altra parte, non appena si impugna il pennello, torna il gol: lo costruiscono di fino, alla mezzora, Pirlo e Seedorf. Poi i piedi buoni servono solo a fare possesso palla in attesa del fischio finale. L'unico brivido viene dallo sfortunato Delvecchio, che si fa nuovamente male a un ginocchio ma poi si rialza. Chissà se ce la farà anche l'Ascoli.
Clarence Seedorf lo hizo posible. El holandés, ex del Madrid, se marcó un partidazo en Múnich, logró un gran gol que acalló en el 27' a la enfervorizada afición del Bayern y con un taconazo magistral le dio el segundo en bandeja a un Inzaghi que le marcó su sexto gol a Kahn en Champions. El Bayern, ese viejo ogro, cayó a la lona y, aunque en la segunda parte se levantó y trató de enganchar algún directo que le hiciera ganar por la vía rápida, se encontró con un Milán con mandíbula de acero.
Así que el Milán avanza y salva el honor del Calcio en Europa, aunque ahora le espera un hueso duro de roer, el United. Dos superdestructores frente a frente que brindarán a Europa el lujazo del duelo de sus almirantes, Cristiano Ronaldo y Kaká, la armada invencible que Calderón quisiera en el Bernabéu.
El partido, además, no siginificó el adiós de Paolo Maldini a Europa, algo con lo que jugaba la Prensa alemana. Il Bello tiene dos partidos más por delante para sentar cátedra mientras que Kahn, King Kahn, sí que se despidió de Europa de la peor forma posible: encajando dos goles en casa y dejando la sensación de que al menos uno era parable...
Posible revancha de Estambul
Las casualidades del sorteo han provocado que Milán y Liverpool, los protagonistas de la increíble final de hace dos temporadas, puedan volver a cruzarse en el último partido, en esta ocasión en Atenas. Eso sí, antes tendrían que deshacerse de Manchester, en el caso de los rossoneri, y Chelsea, en el caso de los de Rafa Benítez.
MONACO DI BAVIERA, 10 aprile 2007 - L'allenamento di rifinitura del Milan all'Allianz Arena di Monaco comincia alle 18.30 col classico torello di riscaldamento. Tre cerchi di rossoneri. Nel più folto finisce sempre in mezzo il gigante Kalac, che non ha piedi dolcissimi: sembra un ripetente in un girotondo di compagni più piccoli. Lo stuzzicano, l'australiano sacramenta in inglese, gli altri ghignano. Se la cava meglio Ancelotti nel cerchio più piccolo: ha conservato piedi da centrocampista. Pirlo centra il riflettore di una tv tedesca che stava azzardando il collegamento in diretta. Galliani, con sorprendente cravatta scura, intrattiene una decina di intervistatori. Serata tiepida, dopo una giocata calda e soleggiata. In un parco della città, non lontano dallo stadio, dei ragazzi hanno fatto surf sulle rapide di un fiume. Baviera alla californiana.
Alle 18.45 Ancelotti distribuisce le pettorine gialle a Dida; Bonera, Costacurta, Nesta, Kaladze; Cafu, Gourcuff, Ambrosini, Favalli; Kakà; Inzaghi. Dopo venti minuti di scatti, si gioca la partitella. Contro i gialli, si schierano: Kalac; Oddo, Simic, Maldini, Jankulovski; Tassotti, Gattuso, Pirlo, Serginho; Seedorf; Oliveira. A bordo campo anche il coach di basket Alberto Bucci, amico di Carlo Ancelotti. 4-0 per i gialli: gol di Inzaghi (2), Gourcuff e Kakà.
Le pagelle del giorno prima dei probabili titolari DIDA Poco impegnato in partitella, strappa applausi nella raffica di tiri finali. Medita la partita del rilancio, dopo l'andata balorda: REATTIVO. ODDO Gli rotola un pallone tra i piedi alla fine del torello e lo scaglia di prima verso la porta: traversa: VOGLIOSO. NESTA Collauda la saracinesca da tirare giù in faccia al Bayern: infatti gli avversari non fanno un gol: ERMETICO. MALDINI Dopo un paio di tackle robusti, invita i compagni a non controllare l'impeto. E' il primo a rientrare in spogliatoio. Deve centellinare le energie: PRUDENTE. JANKULOVSKI Davanti a lui corre Serginho: uno stimolo in più. La concorrenza del brasiliano è tornata pressante: CARICO. GATTUSO Rimane in campo per ultimo a palleggiare con Tassotti. Quando si accendono le telecamere, tutti ammirano un centrocampista che ringhia. Dovrebbero essere rese pubbliche anche queste immagini: un professionista che sgobba più di tutti per migliorare tecnicamente: ESEMPLARE.
PIRLO Toccato quasi subito duro da Kaladze. Ancelotti si preoccupa, quasi arrabbia: "Ve l'avevo detto! Entrate piano...". E' l'ultimo che vorrebbe perdere: INSOSTITUIBILE.
AMBROSINI Gran gol all'incrocio nella raffica di tiri finale. Merita applausi e una pacca sulla spalla di Ancelotti. Quando la qualificazione scotta, lui risponde. Ricordate Eindhoven? IN ATTESA. KAKA' Suo il quarto gol dei gialli: meraviglioso. Doppio dribbling e palla accarezzata nell'angolino. Il gruppetto di milanisti che osserva, s'incendia. La prova generale del capolavoro che serve al Milan? PROMETTENTE.
SEEDORF raffica di tiri, dopo la partitella. Traversone da sinistra, Clarence si lancia parallelo al terreno e sforbicia in rete. Bellissimo. I milanisti al seguito applaudono a lungo. Sono gli applausi che San Siro, di recente, fatica a concedergli. Forse è il milanista che meno soffre la trasferta: PROFETA FUORI PATRIA. INZAGHI Il più seguito. Segna i primi due gol della partitella. Il primo con un rigore angolatissimo, il secondo con un bel diagonale al volo. Impegna ancora Kalac con un destro potente. Due gol come quando stese il Bayern qua dentro, nel suo giardino. Non scatta secco, non rischia i muscoli convalescenti. Ma si muove. E segna. A fine si merita anche i complimenti e la stretta di mano di coach Bucci: CALDO. ANCELOTTI Racconta che Berlusconi lo ha appena chiamato e gli ha dato i soliti consigli: ma l'Edilnord ha mai battuto il Bayern Monaco? SERENO
ODDO: "Siamo soddisfatti della prestazione perchè è stata molto positiva nel primo tempo e positiva nel secpondo. I gol sono arrivati in circostanze molto casuali. Quando prendi gol qualche errore si fa, ma nel computo totale ci potevano stare 3, 4 gol di scarto. siamo entrati nello spogliatoio convinti che a Monaco il risultato può essere dalla nostra parte. Non abbiamo praticamnete mai subito, la fase difensiova è stata quasi perfetta. Solo nel secondo tempo abbiamo abbassato un pò la linea difensiva e li abbiamo subito. Il Milan, a Monaco, deve giocare da Milan e potrà farcela".
NESTA: "Per la mia condizione sono contento, mi mancano ancora i 90 minuti. Sul finire della partita sento che mi cedono le gambe, però è solo questione di tempo. La partita è andata come è andata, però abbiamo dimostrato di essere grandi. I 2 palloni vaganti che sono arrivati in area di rigore sono stati decisivi. Era tanto che non vedevo un Milan come quello del primo tempo. Loro non sono questi fenomeni e non sono certo più forti di noi. Nello spogliatoio, alla fine della partita, c'era un pò di sconforto, ma poi non puoi far altro che tirarti su di morale e pensare che devi reagire per dare il meglio di te e cercare di superare il turno".
MALDINI: "C'è delusione per il risultato, ma si gioca e ci si qualifica nell'arco dei 180 minuti. C'è rammarico, ma soddisfazione per la prestazione. Loro non hanno mai tirato in porta e noi non abbiamo concesso quasi nulla. Hanno fatto gol su due palle sporche. Il fatto che non ci sia Gilardino complica un pò di più le cose. Giusto difendere Dida, perchè non mi sembra colpevole sui due gol. Loro nel ritorno non cambieranno molto, sono quelli che abbiamo visto stasera".
JANKULOVSKI: "Sarà dura passare il turno a Monaco, perchè sono forti e in casa si chiuderanno. Non attacchiamo Dida, perchè non è colpevole. Sapevamo che questa partita non sarebbe stata facile, ma volevamo vincerla e per questo siamo rammaricati, perchè potevamo farlo".
KAKA': "Mi è piaciuta la squadra per l'atteggiamento che ha avuto e per lo spirito, che era quello giusto. Il pressing ha fatto la differenza. Il Milan ha costruito la sua storia con grandi sfide e con grandi imprese e la prossima potrà e dovrà essere una di queste. Cercherò di caricare la squadra anche con queste parole, perchè è importantissimo. Sull'arbitraggio preferisco non dire nulla. Il pubblico mi ha caricato molto, ci è stato vicino tantissimo e ad un certo punto proprio il pubblico mi stava aiutando a segnare il secondo gol, poi invece lo hanno trovato loro, nel finale. Stasera siamo stati superiori e possiamo esserlo anche nella partita di ritorno".
GILARDINO: "Sono amareggiato, perchè abbiamo fatto un ottimo primo tempo, siamo stati sfortunati ed è stato bravo il portiere avversario, perchè ha evitato il raddoppio. In questi 90 minuti abbiamo dimostrato di giocare un buon calcio; abbiamo avuto altre occasioni per trovare il secondo gol. E' stato clamoroso l'errore del collaboratore dell'arbitro in occasione del mio gol annullato. In quell'occasione sono stato anche ammonito e mi spiace perchè ero diffidato e non potrò giocare nel ritorno. E' un grosso dispiacere non giocare a Monaco, ma per stasera è ancora più un dispioacere aver subito la seconda rete. Mancavano 30 secondi alla fine e l'arbitro poteva anche fischiare il fallo commesso da Santa Cruz. Abbiamo carattere per far vedere che il Milan è capace di andare a vincere in trasferta, anche a Monaco. Loro sono bravi a livello fisico, ma se vengono presi con la palla bassa li puoi mettere in difficoltà. Ora, però, dobbiamo pensare all'Empoli, perchè è troppo importante per il campionato. Noi contueremo a credere nel passaggio del turno perchè è quello che dobbiamo fare e perchè ci crediamo noi per primi".
Em 2002, Rivaldo foi uma das grandes estrelas da conquista do pentacampeonato mundial da seleção brasileira na Coréia do Sul e no Japão. Só que o técnico Carlos Alberto Parreira não teve dúvidas na hora em que sentiu a queda de rendimento do craque. Tudo porque havia um substituto preparado para o início de um novo ciclo: o jovem Kaká.
Revelado no Torneio Rio-São Paulo de 2001, o jogador nunca foi unanimidade no São Paulo, apesar de belas apresentações que renderam uma convocação para o Mundial de 2002. Na conquista da Ásia, foi levado pelo técnico Luiz Felipe Scolari para aprender, como aconteceu, por exemplo, com Ronaldinho em 1994.
Além da competência, Kaká também teve muita sorte na carreira. Em 2002, não estava na lista inicial de Felipão, mas ganhou a chance por causa de um ato de indisciplina do polêmico Djalminha, que vinha sendo convocado constantemente pela comissão técnica.
Ainda por cima, em 2003, recebeu uma proposta irrecusável para jogar no Milan, da Itália. A partir daí, começou a ganhar o status de um atleta de ponta do futebol mundial. Logo na primeira temporada, convenceu o técnico Carlo Ancelotti que merecia a condição de titular.
Na visão de Kaká, a ida para o Milan foi fundamental em seu crescimento profissional e a afirmação na seleção brasileira. “Com o tempo, me sinto ainda mais adaptado para jogar na Europa. Acho que tenho evoluído bastante e até marcado mais gols pelo Milan”, explicou.
Atualmente, com somente 24 anos, é a principal estrela do time italiano ao lado do ucraniano Shevchenko. Tanto que conta com grande respeito de seus companheiros de clube. “O Ricky (um dos apelidos de Kaká) é um jogador formidável, é jovem e, como eu, ainda tem muito a melhorar. Tem uma classe extraordinária e é um rapaz excepcional, inteligente. Sabe estar com os outros. Com ele, pode-se conversar sobre qualquer assunto”, disse o atacante Gilardino, que deve atuar pela Itália no Mundial.
Na seleção brasileira, Kaká começou a se firmar a partir de 2004, já que Rivaldo ainda teve a chance de jogar no início das Eliminatórias para a Copa de 2006. Porém, o titular do Mundial da Coréia do Sul e do Japão passou por momentos complicados, no Milan e no Cruzeiro, e ficou bastante tempo sem clube.
Na Alemanha, Parreira já confirmou que Kaká será um dos integrantes do quarteto mágico. Com a fase instável de Ronaldo e Adriano na temporada européia, a expectativa é que o jogador brilhe ao lado do melhor do mundo, Ronaldinho Gaúcho, na busca do hexa.
Kaká não esconde a vontade de ser um dos principais astros na Alemanha. Até por isso, o jogador se preocupa com o desgaste físico que foi submetido na temporada da Itália. “Eu me programei para fazer uma excelente preparação para a Copa do Mundo”, avisou.